VILLAGGIO DIFFUSO

Idea per un migliore sfruttamento delle seconde case

Migliorare i servizi e valorizzare le peculiarità della nostra terra sono la base da cui partire per creare sviluppo e occupazione. Contemporaneamente unire gli sforzi per offrire, in alternativa alle nuove costruzioni, delle sistemazioni dignitose e dei posti letto per tutte le tasche, ristrutturando gli appartamenti già esistenti, con la gestione razionale e centralizzata degli stessi.

L’idea è quella di stipulare una convenzione con i proprietari di seconde case, cioè con i turisti possessori di abitazioni nel nostro comune, e pattuire un utilizzo in “partnership” della casa. Stabilire quindi i termini del contratto di “affitto sui generis” , in modo da portare vantaggi sia per i proprietari della casa che per il territorio, con la relativa occupazione. Questi godrebbero di agevolazioni sul pagamento delle tasse e percentuali sugli utili. Inoltre trarrebbero vantaggi in termini di migliorie con manutenzioni e ristrutturazione, che sarebbero tutte a carico dell’agenzia comunale che gestisce l’operazione. Infine ci sarebbe un guadagno anche sul piano del valore dell’immobile, in quanto una casa aperta si conserva meglio di un appartamento sempre chiuso e abbandonato. I proprietari della casa quindi potrebbero scegliere un periodo dell’anno in cui venire in vacanza e godere del loro l’immobile e poi darlo “in affitto”, magari riponendo in un ripostiglio le propri cose o conservando in casse panche gli oggetti privati e personali.

Questo potrebbe essere l’assetto: istituire degli sportelli di quartiere, una sorta di piccoli uffici del turismo/reception dove il cliente va a ritirare le chiavi dell’ appartamento e la mappa per poterlo raggiungere. Le agenzie di quartiere si occuperebbero di tutta l’organizzazione necessaria per gestire le problematiche dell’indotto: la manutenzione, la lavanderia, la pulizia degli alloggi, le utenze, l’amministrazione economica e finanziaria delle case. Inoltre questi uffici dovrebbero gestire il marketing con la creazione di un portale web che censirebbe e registrerebbe tutte le unità abitative a disposizione e la loro riservazione in tempo reale.

Oggi i casi di questo tipo sono rari e leggermente diversi. Di solito l’albergo diffuso è costituito da camere da letto dislocate nella stessa zona o quartiere (borgo hotel), mentre il progetto di cui parlo io sarebbe più giusto chiamarlo villaggio diffuso.
I vantaggi di questa operazione sarebbero: aumento dei posti letto a disposizione sul territorio e quindi di conseguenza anche dei flussi turistici; aumento del lavoro su più fronti, dall’edilizia ai servizi in genere durante tutto l’anno.

Invece, per quanto riguarda le attrazioni turistiche, il lavoro da compiere sarebbe quello di organizzare dei tour e creare dei pacchetti vacanza con all’interno le varie offerte: montagna, mare, cultura, storia, gastronomia locale ecc.

di Luca Grisolia

E. I. TUTTI INSIEME VERSO L’INDIPENDENZA ENERGETICA

di Luca Grisolia
“La riduzione del costo dell’energia elettrica prima e l’eliminazione totale di esso nel lungo periodo sono le ragioni di questo discorso che con determinazione e impegno potrebbe diventare l’obiettivo comune del nostro paese”.
Per cominciare bisogna capire lo stato della ricerca. Attualmente i paesi che hanno adottato questo modello e che stanno percorrendo la strada che li porterà all’indipendenza energetica sono diversi ma io ne accennerò soltanto due come esempio. Osserveremo solo lo sfruttamento di tre tipi di risorse naturali pulite come acqua, sole e vento ma ci sono altri sistemi che possono essere ipotizzati come il bio gas o il moto ondoso del mare per l’indipendenza energetica.
Il primo è il caso di EL HIERRO (isola delle Canarie – Spagna) che grazie a un sistema integrato che prevede la combinazione tra energia eolica e idroelettrica è diventata la prima isola al mondo alimentata interamente da fonti rinnovabili, garantendo ai 10.000 abitanti un approvvigionamento costante e pulito. Acqua e vento, un’accoppiata vincente e inesauribile. Il principio è semplice e, in un’ottica tangibile di sostenibilità, prevede il mutuo scambio: l’energia eolica in eccesso prodotta nei giorni di forte vento alimenterà un gruppo di pompaggio da 6 MW per immagazzinare acqua nel bacino superiore. A sua volta, l’acqua accumulata sarà incanalata nel bacino inferiore, attivando in questo modo il sistema idroelettrico e generando ulteriore energia nelle giornate senza vento. Per neutralizzare il rischio di annate con precipitazioni insufficienti, il meccanismo alimenterà, inoltre, un impianto di desalinizzazione per l’utilizzo dell’acqua marina. I benefici in termini ambientali saranno evidenti e cospicui: secondo il portale scientifico Phys.org, la transizione alle rinnovabili consentirà il risparmio di 40.000 barili di petrolio e la mancata emissione di oltre 20.000 tonnellate di CO2 all’anno.
Ma il sogno sostenibile di El Hierro non finisce qui: da un lato è in fase di definizione un programma che prevede la conversione, entro il 2020, di tutti i veicoli dell’isola (circa 8.000, tra autovetture private e a noleggio) in veicoli elettrici; dall’altro, i metodi di agricoltura e allevamento utilizzati mirano sin d’ora a raggiungere l’obiettivo del “100% ecologico”, in un approccio sistemico che non trascura il riutilizzo degli scarti. E non mancano, per finire, iniziative educative e imprenditoriali volte a migliorare i servizi e le infrastrutture nella direzione di una comunità sempre più smart e green-oriented. L’obiettivo? Trasformare El Hierro “nell’isola più verde del mondo”.
Il secondo caso è quello della piccola cittadina delle Germania che grazie a tre sistemi di produzione di energia pulita punta diventare anch’essa autonoma al 100%. Lo chiamano il miracolo di FELDHEIM, piccolo sobborgo della città di Treuenbriotzen , negli ultimi anni è diventato il fiore all’occhiello del modo di vivere “green” in Europa. A partire dai primi anni ’90 Feldheim ha intrapreso un’avventura per certi versi unica nel suo genere: unire tutta la popolazione in un unico grande progetto di riqualificazione energetica della propria cittadina. Ecco come ci sono riusciti: I primi investimenti sono stati concentrati sulle coperture di tutti gli edifici del villaggio; grazie ad un investimento a famiglia di circa 3000 euro, ogni fabbricato è stato dotato di un impianto fotovoltaico in grado di produrre autonomamente energia elettrica. In questo modo il costo della bolletta è diminuito del 30%.
Un ulteriore investimento di 1 milione e 700mila euro è servito per creare una centrale di teleriscaldamento alimentata a bio gas, tramite il riutilizzo degli scarti di alimentazione animale e degli scarti della produzione di mais. Il sistema, per far fronte al periodo invernale più rigido, è affiancato da una fonte di alimentazione a cippato (scarti derivanti dalla lavorazione del legno).
Altro elemento importante per la produzione di energia elettrica è sicuramente caratterizzato dalla presenza di pale eoliche che producono anch’esse energia elettrica. La loro istallazione inizia con le prime due nel 1995 ed oggi conta la presenza di ben 46 nuove pale.
Quindi quello che mi chiedo a questo punto è: perché anche noi non puntiamo su questo? Perché non rendiamo autonoma energeticamente anche Scalea? Ma voi ci pensate quanti soldi si possono risparmiare con un progetto del genere? Basta volerlo, non è vero che da noi non c’è il vento oppure che la legge non ce lo consente o che i cittadini non lo capiscono. Uniti possiamo tutto! E’ molto semplice, dobbiamo fidarci della bontà dello scopo e unire gli sforzi.
Ci dobbiamo autodeterminare, possiamo fare delle leggi che ci consentano di attuare il miglior stile di vita per noi e per le generazioni future senza inquinare e senza speculare sulle spalle dei più deboli.