Se non ora, quando?

Per chi viaggia, in direzione nord sulla SS18, non può non notare il benvenuto della piscina divelta. Ancora oggi ci chiediamo il perché, sebbene oggi sia uso comune, non si è provveduto a stipulare una polizza assicurativa su di un bene pubblico alienato a terzi. Ancora oggi ci chiediamo le ragioni per cui vengono costantemente minati i servizi erogati dallo stato al cittadino. Scalea, insieme ai comuni del circondario, vivono con ansia la chiusura dei reparti nevralgici dell’ospedale di Praia a Mare che non è ultimo tra le vicissitudini che il nostro territorio si trova a sopportare. Ritornando al passato, neanche tanto lontano, dobbiamo ricordare quanto lavoro si è perso a Scalea. Sembra che le uniche aziende che riescono a sopravvivere siano le banche che contribuiscono all’indebitamento delle famiglie nell’immobilismo verso il sostegno alle imprese, restano i grandi supermercati che soffocano l’economia dei piccoli che trovano difficoltà a rinnovarsi stremati dalla crisi, restano tutti gli altri uffici pubblici e di ordine pubblico. Non trovo molto altro se non tutta la schiera di liberi professionisti che stringono i denti, specie i giovanissimi, pur di restare nel proprio paese. Restare è sempre più difficile. Non è facile continuare a vivere a Scalea soprattutto con il pensiero che, non molto lontano, si sono riscoperte strategie di mercato di successo atte a rinnovare l’offerta turistica. I superficiali parlano, coni i toni di Cetto La Qualunque, che il modello da seguire lo troviamo in Romagna. Qualche altro, per distinguersi e sembrare più furbo, parla del salto di qualità che ha fatto il Salento negli ultimi anni. Entrambi non sanno o non vogliono sapere che il turismo è dinamico, si trasforma e rispetta regole sociali e di costume ancor più di quelle di natura economica. Entrambi restano relegati in quello che è lo spot elettorale: utilizzo dell’esempio, identificazione del prodotto e una buona dose di demagogia per arrivare agli stomaci affamati. In passato ci sono state intuizioni legate alla promozione territoriale che, parlo di riviera dei cedri, restano fine a se stesse se alla fine non viene creata un identità commerciale del prodotto. Parliamo di prodotto perché il territorio è un prodotto commerciale e come tale va curato. Strade fatiscenti? Si, ma c’è il mare. Segnaletica stradale incomprensibile per gli italiani (figuriamoci per gli stranieri)? Si, ma c’è il mare. Difficoltà nel recuperare informazioni turistiche da personale competente e non improvvisato? Si, ma c’è il mare. Difficoltà nel fornire servizi ricettivi al passo coi tempi? Si, ma c’è il mare. Difficoltà a fruire dei servizi balneari in bassa stagione? Si, basta che ci sia il mare. Difficoltà a offrire servizi turistici diversificati e integrati? Il mare e sufficiente. Ricordo a tutti che l’Italia è una penisola e, nonostante sia 29 volte più piccola del brasile, ha ben 1.000 Km di costa in più. Se questo territorio vuole fare turismo dobbiamo capire che la concorrenza è spietata e, questa concorrenza, la troviamo in Italia. I tempi delle seconde case sono finiti. Ora è il tempo di investire in riqualificazione, sviluppo delle competenze, promozione dell’identità locale e della sua storia. In questo oblio rischiamo di terminare le risorse finanziarie presenti sul territorio correndo il rischio di dover attendere l’ennesima manna dal cielo costituita dalle mode del turismo estero. Abbiamo avuto un mercato inglese, irlandese, ceco e, in fine, quello russo. Nessuno si è preoccupato di incoraggiare questi mercati se non fare mera speculazione immobiliare. Plinius e la crisi diplomatica con la Russia, che ha visto una conseguente riduzione del valore del rublo, hanno visto crollare quella delicata ripresa turistica. Di conseguenza, tutto il mercato legato alla casa, dalla ristrutturazione ai servizi, sono ripiombati in un nuovo periodo quiescente. Esistono molte soluzioni ai problemi ma, le soluzioni, arrivano quando si riconoscono le radici dei problemi stessi. Esistono buone strategie da perseguire se si riconoscono gli obbiettivi da raggiungere. Un meticoloso sfruttamento dei fondi comunitari per il turismo, la riqualificazione degli immobili in strutture ricettive e il sostegno ad un imprenditoria turistica innovativa sono certamente le chiavi del successo. L’innovazione si concilia con i giovani e, di conseguenza, investire in nuove realtà imprenditoriali. Nonostante viviamo il territorio siamo sempre relegati agli strumenti di terzi che fanno la promozione e la vendita della nostra offerta turistica. Non siamo in grado di canalizzare la nostra offerta turistica perché ci affidiamo, come amministrazione pubblica, a scelte politica che favoriscono le amicizie, a volte l’economicità, piuttosto che all’innovazione e a personale competente. Non mi sembra che questo territorio si sia adoperato, salvo casi eccezionali, di figure professionali come esperti in comunicazione ed esperti in strategia di mercato nel settore turistico. Quando si è riusciti a utilizzare figure altamente qualificate per raggiungere lo scopo di avere una comunicazione efficace è mancata l’offerta sul territorio. Questo è il motivo per cui le competenze, il lavoro sinergico tra territorio e promozione, sono la ricetta per riavviare il motore dell’industria turistica. Di conseguenza tutto ciò che è legato alla ricettività, alla fornitura dei servizi produrrà benefici al sostegno economico donando dignità ai cittadini di Scalea.

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